La testimonianza della D.ssa Jennifer Pecchia




Cara Jennifer tu con Chiara, Zaira ed Elettra sei una delle cosiddette veterane che partecipano come volontarie del Centro Studi Squali di massa Marittima alla spedizione di ricerca in Sud Africa. Da quanto tempo ti accompagna l'interesse per gli squali e quello bianco in particolare?

Il mio interesse per gli squali mi accompagna sin da quando ho memoria. Sono
cresciuta in un paese che affaccia sul mare e quest’ultimo è stato il vero motore delle mie passioni. Da bambina guardavo incantata per ore il mare, volevo conoscerne tutti i segreti e i suoi abitanti; ricordo che volevo sempre comprare libri sui pesci, avevo tutti i documentari di Jacques Cousteau in videocassetta e molti altri, e per me il grande squalo bianco rappresentava il re incontrastato dei mari! Onestamente non ricordo con precisione il momento in cui vidi le prime immagini di uno squalo bianco, so solo che me ne innamorai all’istante, come se fosse una cosa già scritta, che sarebbe inevitabilmente dovuta accadere.

Di cosa ti sei occupata in questa spedizione? Tu di professione sei un video operatore; possiamo citare, fra l'altro, la tua esperienza con "Mediaset".

La mia professione qui in Italia è quella di video operatore, perciò durante la spedizione ho dato supporto allo staff video formato dai mitici Daniele ed Enrico. Ma il mio ruolo principale è stato quello di fotografare le pinnedorsali di ogni esemplare incontrato, così da poterlo identificare e successivamente catalogare.
Non è mai semplice riuscire ad ottenere dei buoni scatti con questi animali; si lavora quasi sempre in controluce, il riflesso del sole sull’acqua non facilita le cose poiché impedisce una visione chiara dello squalo che da sott’acqua si avvicina alla superficie. Infine gli animali non fanno mai ciò che vorremmo, di certo non si mettono in posa, ed ottenere lo scatto giusto è ogni volta una
sfida.
Ma la fortuna mi assiste, per questo, sin dallo scorso anno, non sono sola ad affrontare questo compito; nel mio stesso ruolo di fotografa c’è Chiara, senza la quale avremmo la metà degli scatti, e quest’anno la novità è stato il prezioso aiuto di Zaira, che pazientemente si è dedicata ad associare su carta il fotogramma scattato all’esemplare corretto.
Tirando le somme, posso dire con entusiasmo di essere felicissima per il ruolo assegnatomi, ed insieme siamo state un trio molto affiatato.

Da quanto tempo partecipi all'attività di ricerca del "centro"?

Partecipo all’attività di ricerca del centro da soli due anni, ma nonostante ciò, mi sembra di essere parte di una grande famiglia da sempre. So che questa potrebbe apparire come una tipica frase fatta, ma posso garantire che mai nella mia vita mi sono trovata a collaborare con persone così meravigliose.
Siamo tutti diversi, proveniamo da ogni parte d’Italia, abbiamo età differenti, eppure insieme si lavora, si scherza, si piange e a volte ci si arrabbia anche, ma la cosa più bella è che ognuno del gruppo lo fa con passione ed offre il massimo, perché lo scopo che ci accomuna è unico: tutelare il grande squalo
bianco.

Come descriveresti questa esperienza ? Tu hai fatto anche parte di un gruppo
ridotto che ha vissuto l'esperienza dello "Shark Breaching" (il salto fuori dall'acqua dello squalo) puoi raccontarci le tue impressioni?

Proprio perché le sorprese non finiscono mai e alla domanda:”Si può essere più felici di così?”, la risposta è “Assolutamente sì”. Mi spiego meglio; se già il fatto di partecipare a questa spedizione per me rappresenta l’apice della felicità, cosa può rendere ancora più felice un video operatore appassionato di grandi squali bianchi? La risposta è semplice: tentare di filmare una predazione chiamata “Breaching”, ovvero un salto verticale al di fuori dell’acqua di un grande squalo bianco.
Assieme al team foto-video siamo partiti all’alba nel tentativo di filmare queste spettacolari immagini, uniche nel loro genere.
Si procede in questo modo: si lega una finta sagoma a forma di otaria ad una cima e la si traina con la barca ad una velocità molto moderata(deve ricordare l’andatura di un’otaria vera), sperando che lo squalo ne sia attratto a tal punto da saltare fuori dall’acqua per afferrarla (cosa che il grande squalo bianco fa solo all’alba e al tramonto, favorito dal riflesso dell’acqua che lo nasconde alla vista delle prede).
Ognuno di noi aveva un compito preciso, ed io non finirò mai di ringraziare Daniele ed Enrico per avermi concesso il privilegio di cedermi la telecamera centrale per le riprese del Breaching.
Ma proprio perché la natura segue il suo corso, quest’anno nessuno squalo ha saltato di fronte a noi, ma due “tonfi” in lontananza sulla destra hanno attirato l’attenzione di alcuni membri del team e dell’equipaggio, i quali hanno potuto ammirare due predazioni naturali (vi dicevo prima che le sorprese non finiscono mai!).

Se dovessi consigliare questa esperienza potresti indicare almeno un motivo?

I motivi per consigliare questa esperienza sono almeno 1000, ma elencherò quelli che per me sono davvero importanti.
Anzitutto volontariato vuol dire voler davvero fare qualcosa per ciò che ci sta più a cuore, impegnare le proprie energie e risorse per una causa, mettersi alla prova per cercare di realizzare uno scopo.
E qui viene il bello: come già ho detto prima, questa esperienza riunisce insieme persone che hanno la stessa passione, nel nostro caso il grande squalo bianco, e che assieme operano affinché questa specie possa continuare non solo a sopravvivere, bensì ad esistere nel tempo, continuando ad occupare il degno posto che la natura le ha riservato.
Inoltre, questa spedizione insegna cosa vuol dire cooperare assieme in un gruppo, perché ad ognuno di noi è affidato un compito che, se svolto bene, permette anche agli altri di operare al meglio. È come essere parte di un ingranaggio, per cui se ogni componente funziona bene, tutto il meccanismo rende
al cento per cento.
Infine, e non mi stancherò mai di ripeterlo, se dalla spedizione mi aspettavo molto di ciò che ho scritto (ed ho avuto molto di più), quello che mi ha colta di sorpresa è stato conoscere in una sola volta le persone migliori che abbia mai incontrato.
Tutto questo lo devo in particolare agli organizzatori della spedizione, ovvero
Primo Micarelli ed Emilio Sperone, oltre che ai due membri dello staff video Enrico Rabboni e Daniele Giglioli. Li ringrazio tutti di cuore per questi due anni e per tutte le spedizioni future che, sono certa, saranno sempre più emozionanti!
Il lavoro svolto, le emozioni provate, le amicizie strette in questo periodo insieme sono cose che perdureranno negli anni, e non credo ci sia nulla di più bello al mondo.
Ecco, questo è ciò che mi appaga; per me, è il senso della vita.


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